Mercoledì, 08 Luglio 2015

Novità sul fronte pensioni: dal 2016 saranno più leggere

Importanti novità per chi si avvicina alla pensione: da gennaio 2016 assegni più bassi.

Sul fronte delle pensioni non passa settimana senza novità, sia per quanto riguarda la possibilità di lasciare il lavoro, sia in relazione ai tagli che dovrebbero essere messi in programma, specialmente per le cosiddette "pensioni d’oro".

Quel che è certo è che dal prossimo gennaio gli assegni previdenziali saranno più bassi, in quanto scatterà la revisione dei coefficienti di calcolo per quanto riguarda le quote contributive.

Pensioni Italia 2016

1995: la Riforma Dini

Una prima modifica del sistema di calcolo delle pensioni era arrivata con la Riforma Dini del '95 (legge 335/1995), nella quale venne introdotta la cosiddetta quota contributiva, che lega una parte della pensione ai contributi versati nel corso degli anni.

Infatti dal 1995, per il calcolo della pensione, i contributi vengono prima rivalutati applicando l’indice PIL annuale e poi trasformati con relativi coefficienti, legati all’età del lavoratore al momento di andare in pensione. Tanto maggiore è l’età, tanto più alta è la pensione percepita.

Per i lavoratori che nel 1995 avevano già maturato contributi per più di 18 anni, il decorso della quota contributiva inizia dall’anno 2012. Per chi invece aveva meno di 18 anni di contributi, l’applicazione del decreto era immediata, dal 1° gennaio dell’anno successivo.

2007: la riforma Damiano

I coefficienti fissati nella riforma Dini sono stati poi variati con la Riforma Damiano del 2007 (legge 247/2007), per tenere conto della maggiore speranza di vita. Il tutto per garantire la tenuta del sistema pensionistico, in quanto con una vita più lunga si rischiava di squilibrare il rapporto tra entrate ed uscite, con il pensionato che arrivava a "costare" alle casse dell'INPS più di quello che aveva versato come contributi.

Quello appena entrato in vigore rappresenta l'ultimo aggiornamento triennale, in quanto dalla prossima revisione (nel 2019) si passerà a un intervallo biennale, per rispondere meglio ai cambiamenti in atto.

Cosa cambia

Facendo qualche calcolo, un lavoratore che nel 1995 aveva meno di 18 anni di contributi e andrà in pensione quest’anno con un montante contributivo di 200mila euro, percepirà circa 18 euro lordi al mese in più rispetto a chi andrà in pensione - con gli stessi requisiti - il prossimo anno.

In altre parole, chi può andare in pensione ha convenienza a lasciare il lavoro entro novembre, oppure dicembre in caso di dipendenti pubblici, così da approfittare dei coefficienti più alti.

Minore sarà invece l'impatto per i lavoratori che nel 1995 avevano maturato più di 18 anni di contributi, in quanto per loro la quota contributiva è valida solo dal 2012 e non dalla data di ingresso nel mondo del lavoro.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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