Venerdì, 29 Maggio 2015

Italia Multinazionale: cresce l'interesse degli investitori esteri

Dopo un periodo buio, l'Italia torna ad attirare investitori esteri.

Pian piano il Bel Paese sta risalendo la china nel flusso degli investimenti esteri. A tre anni di distanza dal 2012, "l'annus horribilis" in cui il paventato rischio di default aveva fatto allontanare a gambe levate gli investitori internazionali.

Nel giro di due anni l'Italia è tornata ad attrarre investimenti. Se nel 2012 i flussi non superavano il miliardo di dollari, già nel 2013 erano schizzati a 17 miliardi di dollari. E le previsioni per il 2015 sono positive, con l'obiettivo di superare quota 20 miliardi di dollari.

Italia Investimenti Esteri

A certificare l'inversione di rotta è stato il nuovo rapporto pubblicato dall'ICE (l'Agenzia per la Promozione all'Estero e l'Internazionalizzazione delle Imprese Italiane), intitolato "Italia Multinazionale".

Anche se la strada da percorrere rimane lunga. Il rapporto fra PIL e investimenti esteri, infatti, si è attestato nel 2013 al 19,5%, ampiamente sotto la media dell'Unione Europea, che arriva a sfiorare il 50%. A penalizzare l'Italia sono il Centro e il Sud: il primo è stato interessato marginalmente dal ritorno degli investitori esteri, mentre il secondo è stato escluso del tutto. Inoltre la metà degli investimenti che hanno coinvolto l'Italia si sono concentrati in un'unica regione, la Lombardia.

Ciò non toglie che l'inversione di tendenza sia avvenuta e promette di essere duratura nel tempo, almeno secondo l'opinione di Sandro De Poli, presidente di "General Electric Italia", il quale sostiene che l'Italia è tornata ad essere attraente per gli investitori esteri anche grazie alle riforme del Lavoro e del Fisco.

Nel rapporto dell'ICE sono state censite le 9.367 aziende italiane con partecipazione estera, che generano un giro d'affari di poco inferiore ai 500 miliardi e vantano quasi 916 mila dipendenti. Gli IDE, ovvero gli "Investimenti Diretti Esteri", in Italia sono indirizzati in modo particolare verso la componente industriale, con circa un terzo del totale che si riversa sulla manifattura.

I maggiori investitori provengono sempre da Europa e Nord America - che indirizzano i loro investimenti nell'85% delle aziende - pur riscontrando una diminuzione della consistenza delle partecipazioni. Di contro va segnalata la crescita delle cosiddette "emerging multinationals" che hanno base in Russia, India, Cina e altri Paesi dell'Asia. Nell'arco di appena quindici anni, gli investitori di questi Paesi sono cresciuti del 255%, mentre è stata decisamente più contenuta la crescita di Europa e Stati Uniti (+17,5%).

Ai dati positivi sui flussi in entrata, poi, si affiancano quelli in uscita, che sono rimasti stabili negli ultimi anni a dispetto della crisi. Gli "IDE" italiani all'estero sono stati circa 32 miliardi di dollari nel 2013 e la cifra dovrebbe essere rimasta simile anche per quanto concerne il 2014. I numeri del rapporto ICE evidenziano che le grandi aziende italiane hanno avuto una buona tenuta all'estero. Due sono i nei che emergono dall'analisi: la scarsa internazionalizzazione delle aziende del Sud e dei settori terziari e una presenza scarsa nell'area del Pacifico, che viene ritenuta "il nuovo epicentro dell'economia globale".

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